domenica 16 dicembre 2007

Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha già creata.

Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia
è già come morto e
i suoi occhi sono incapaci di vedere.
"Einstein"
...
"Nessuno rispetta l'ambiente più degli indigeni. Noi parliamo anche con le piante. Il nostro modo di vivere ancestrale era in armonia con gli elementi della natura. La cosmovisione dei nostri popoli prevede che se distruggiamo la natura, distruggiamo noi stessi La terra per noi è sacra. In essa vi è la memoria dei nostri ancestali che chiede giustizia. Per questo esigiamo la demarcazione dei nostri territori indigeni, il rispetto per le nostre culture e per la nostre differenze, condizioni per la sopravvivenza, educazione, salute e punizioni dei responsabili delle aggressioni dei popoli indigeni."
Così si esprimono dei rappresentanti di indios americani.
...
L’ISTRUZIONE
Se dai del pesce ad un uomo,
egli si ciberà una volta.
Ma se tu gli insegni a pescare
egli si nutrirà per tutta la vita.
Se fai dei progetti per un anno,
semina del grano.
Se i tuoi progetti si estendono a dieci anni,
pianta un albero.
Se essi abbracciano cento anni,
istruisci il popolo.
Seminando grano una volta,
ti assicuri un raccolto.
Se pianti un albero,
tu farai dieci raccolti.
Istruendo il popolo,
tu raccoglierai cento volte.
K. TSEN

La montagna non è assassina, se ne sta lì e basta. Siamo noi i killer di noi stessi, che non sappiamo vivere, che usiamo il profumo per l’uomo che non deve chiedere mai, che abbiamo dimenticato la carità, la riconoscenza, il rispetto, che distruggiamo la natura. La vita è un segno di matita, curvo e sottile, che finisce ad un certo punto. Per molti è lungo, per altri corto, per altri non parte nemmeno. La gomma del tempo verrà poi a cancellare quel segno. Di noi non resterà nemmeno il ricordo. È giusto così. E allora perché sgomitare tanto? Ho speso i giorni liberi dal dovere in compagnia delle montagne e della natura e mi sono trovato bene. Molto di più che con la gente. Perché la montagna non è gelosa, né invidiosa, non cerca potere né vendetta. Né tradisce. Per andare in montagna ho ridotto al limite il dovere.
Non ho accumulato soldi, non ho snaturato la vita nascondendomi sotto mucchi di orpelli inutili.
Vivere è come scolpire, occorre togliere, tirare via il di più, per vedere dentro. La montagna mi ha insegnato anche questo. Dopo due giorni di vagabondaggi senza cibo, una volta a casa, non è necessario che il tonno si tagli con un grissino per essere buono. La montagna mi ha fatto capire che è da sciocchi mettere la vita in banca sperando di ritrovarla con gli interessi. Mi ha aiutato a non essere troppo tonto, anche se un po’ tonti si è tutti da giovani. Mi ha insegnato che dalla vetta non si va in nessun posto, si può solo scendere. Saggio consiglio per non farsi prendere dai traguardi dell’ambizione lungo il segno di matita.
Oggi non ho né rimorsi né rimpianti. È andata così e basta. Forse sono un po’ più saggio, o sto diventando vecchio. Ho usato la vita come una falce. L’ho battuta, arrotata, senza paura di colpire il sasso nascosto tra l’erba. Ho reciso fiori ed erbe. Adesso la falce è mezza consumata. Ma taglia ancora il fieno delle montagne. Se tornassi indietro, rifarei tutto. Ma indietro non vorrei mai tornare.
Mauro Corona, Nel legno e nella pietra

La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente. "Einstein"

...mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare
secondo l'immutabile legge della gravità,
da un così semplice inizio
innumerevoli forme, bellissime e meravigliose,
si sono evolute e continuato ad evolversi.
(C.Darwin Le Origini della Specie)
...
Forse non tutti si sono accorti che negli ultimi anni il mercato si è subdolamente impadronito anche dell’ecologia. E che oggi, la tutela dell’ambiente, viene sempre più percepita non come valore in sé, ma come valore aggiunto del mercato. In pochi anni la nostra scintillante società mediatica, concepita e strutturata per formare consumatori e consenso, con un’abile quanto rapida operazione culturale e politica, ha stravolto il passaggio - importante e necessario - dello sviluppo sostenibile. L’ambiente, quindi, è stato ridotto da valore fondamentale a semplice ed innocua patina, immagine consolatoria e seducente di cui servirsi per rafforzare i valori dell’economia di mercato. L’ambiente in cui viviamo non conta di per sé, ma solo se e in quanto crea immediata occupazione, fa crescere i consumi e il mercato, aumenta l’ente supremo Pil. Un esempio efficace di tutto questo viene dai rifiuti, dove ormai palesemente impera la scelta degli inceneritori (non senza ingegno comunicativo ribattezzati "termovalorizzatori"), capaci di produrre - spesso solo sulla carta - energia. Con gli inceneritori, l’imperativo categorico diventa consumare di più e produrre più rifiuti, dimenticando totalmente che, invece, il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto, e che se proprio non si può evitare, occorre favorirne il riciclo e il riutilizzo come materia, lasciando l’incenerimento come ultima scelta (vedi decreto Ronchi, del lontano 1997). In questo modo, da un lato si rimuovono i nodi fondamentali dello sviluppo, delle scelte produttive, degli stili di vita, e dall’altro si rientra perfettamente nell’economia di mercato, nel consumismo più ortodosso (e cieco). Questa "ecologia di mercato" purtroppo ha influenzato e contagiato anche parte del mondo ambientalista. E così, sempre più spesso l’ambiente non è un fine da perseguire, ma un mezzo per acquisire utili poltrone e inserirsi nel ricco, composito mercato contemporaneo. Certamente è oggi possibile dividere gli ambientalisti in due categorie: i "fondamentalisti" e i "ragionevoli". I "ragionevoli" sono quelli che hanno adottato l’atteggiamento tattico di coniugare e contaminare l’ambiente con i valori economici dominanti (discretamente chiamati "altre grandi questioni"), con la conseguenza che la tutela dell’ambiente conta solo se sostenibile per il mercato, e non viceversa. Nella suadente e scintillante società mediatica, gli ambientalisti "fondamentalisti" pagano sempre un prezzo piuttosto alto per ciò, coraggiosamente e imprevedibilmente, pensano e fanno.