domenica 16 dicembre 2007

La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente. "Einstein"

...mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare
secondo l'immutabile legge della gravità,
da un così semplice inizio
innumerevoli forme, bellissime e meravigliose,
si sono evolute e continuato ad evolversi.
(C.Darwin Le Origini della Specie)
...
Forse non tutti si sono accorti che negli ultimi anni il mercato si è subdolamente impadronito anche dell’ecologia. E che oggi, la tutela dell’ambiente, viene sempre più percepita non come valore in sé, ma come valore aggiunto del mercato. In pochi anni la nostra scintillante società mediatica, concepita e strutturata per formare consumatori e consenso, con un’abile quanto rapida operazione culturale e politica, ha stravolto il passaggio - importante e necessario - dello sviluppo sostenibile. L’ambiente, quindi, è stato ridotto da valore fondamentale a semplice ed innocua patina, immagine consolatoria e seducente di cui servirsi per rafforzare i valori dell’economia di mercato. L’ambiente in cui viviamo non conta di per sé, ma solo se e in quanto crea immediata occupazione, fa crescere i consumi e il mercato, aumenta l’ente supremo Pil. Un esempio efficace di tutto questo viene dai rifiuti, dove ormai palesemente impera la scelta degli inceneritori (non senza ingegno comunicativo ribattezzati "termovalorizzatori"), capaci di produrre - spesso solo sulla carta - energia. Con gli inceneritori, l’imperativo categorico diventa consumare di più e produrre più rifiuti, dimenticando totalmente che, invece, il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto, e che se proprio non si può evitare, occorre favorirne il riciclo e il riutilizzo come materia, lasciando l’incenerimento come ultima scelta (vedi decreto Ronchi, del lontano 1997). In questo modo, da un lato si rimuovono i nodi fondamentali dello sviluppo, delle scelte produttive, degli stili di vita, e dall’altro si rientra perfettamente nell’economia di mercato, nel consumismo più ortodosso (e cieco). Questa "ecologia di mercato" purtroppo ha influenzato e contagiato anche parte del mondo ambientalista. E così, sempre più spesso l’ambiente non è un fine da perseguire, ma un mezzo per acquisire utili poltrone e inserirsi nel ricco, composito mercato contemporaneo. Certamente è oggi possibile dividere gli ambientalisti in due categorie: i "fondamentalisti" e i "ragionevoli". I "ragionevoli" sono quelli che hanno adottato l’atteggiamento tattico di coniugare e contaminare l’ambiente con i valori economici dominanti (discretamente chiamati "altre grandi questioni"), con la conseguenza che la tutela dell’ambiente conta solo se sostenibile per il mercato, e non viceversa. Nella suadente e scintillante società mediatica, gli ambientalisti "fondamentalisti" pagano sempre un prezzo piuttosto alto per ciò, coraggiosamente e imprevedibilmente, pensano e fanno.

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